Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
31-08-2020
Separazione e divorzio
Assegnazione della casa familiare

 

Il comodato

Il Codice Civile all’art. 1830 definisce il comodato come quel contratto con il quale una parte (il comodante) consegna all`altra (il comodatario) un bene mobile o immobile, affinché costui se ne possa servire per un tempo o per un uso determinato, con il preciso obbligo di restituire il bene ricevuto. Detta norma, altresì, stabilisce che il comodato sia essenzialmente gratuito.

Importante ricordare, in ordine all’obbligo di restituzione che l’art. 1809 c.c. prevede che: “1. Il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto. 2. Se però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, sopravviene un urgente e impreveduto bisogno al comodante, questi può esigerne la restituzione immediata”. Inoltre, ai sensi dell’articolo seguente: “Se non è stato convenuto un termine, né questi risulta dall’uso a cui la cosa doveva essere destinata, il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante lo richiede” (c.d. comodato precario).

 

Assegnazione della casa familiare

La legge collega numerosi effetti, dal punto di vista giuridico, al concetto di casa familiare; effetti quasi tutti connessi alle vicende relative al matrimonio, come la separazione e il divorzio.

Per casa familiare si intende il luogo di normale e abituale convivenza del nucleo familiare; l’habitat domestico inteso come il fulcro degli affetti, degli interessi e delle abitudini in cui si sviluppa e svolge la vita della famiglia. Pertanto, il luogo in cui i coniugi hanno stabilito la loro vita, prima coniugale, e poi familiare sino alla separazione.

Per l’assegnazione della casa familiare si fa riferimento all’art. 337 sexies c.c., il quale stabilisce che: “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell`interesse dei figli. Dell`assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l`eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l`assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.”

Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca devono opportunamente essere trascritti nei registri immobiliari ossia nel tavolare al fine di ostacolare la possibilità di terzi di rivalersi sull’immobile a discapito dei figli minori o ancora non autosufficienti, unici soggetti tutelati dall’ordinanza di assegnazione.

 

Casa familiare e comodato

Quaestio iuris: come può succedere di sovente, un genitore proprietario di un immobile concede il godimento di tale bene al figlio coniugato con prole. A distanza di qualche anno la coppia si separa. A questo punto vengono a confliggere due interessi: quello del proprietario (comodante) alla restituzione della cosa data in comodato, e quello del coniuge assegnatario che ha ricevuto tale attribuzione proprio in ragione della tutela dei figli alla conservazione dell’habitat domestico.

La vexata quaestio è stata affrontata dalla Cassazione civile, Sez. Un., la quale con sentenza del 21.07.2004, n. 13603, ha stabilito che: “Nell`ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare dei coniugi, il successivo provvedimento di assegnazione dell`immobile al coniuge affidatario dei figli, emesso nel giudizio di separazione personale o di divorzio intercorso tra i coniugi, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sulla casa, ma determina la concentrazione nella persona dell`assegnatario del predetto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del contratto di comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l`uso nel contratto previsto, salva l`ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno del terzo comodante, ai sensi dell`art. 1809 comma 2 c.c.”