Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
24-06-2020
Il testamento olografo
Erede leso nei suoi diritti

 

Come ben noto, il testamento olografo rappresenta un atto di ultime volontà a mezzo del quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

Tale forma di testamento è disciplinata all’articolo 602 del codice civile e per la sua validità, tale norma prevede che sia necessariamente ed integralmente, scritto, datato e sottoscritto di mano dal testatore. In particolare, con riferimento all’autografia, la stessa deve pertenere l’intero atto con la conseguenza che, se risultasse anche solo in parte scritta da persona diversa (sia pure sotto dettatura del testatore) o con mezzi meccanici, se ne potrebbe pacificamente invocare l’invalidità; con riguardo, invece, alla data, si ravvisa che la stessa dev’essere indicata in modo completo (giorno, mese, anno) in modo tale da non far nascere dubbi sul momento in cui siano state liberamente formate le volontà del de cuius; per quanto concerne, infine, la sottoscrizione questa deve essere apposta alla fine del testamento e può anche non indicare nome e cognome del testatore, purchè sia tale e idonea a designarlo con certezza.

Alla morte del testatore, per poter dare esecuzione alle disposizioni testamentarie, il testamento olografo deve essere senza indugio (l’occultamento di un testamento olografo costituisce infatti reato ai sensi dell’art. 490 c.p.) consegnato ad un notaio che ne curi la pubblicazione e che si occupi dei successivi adempimenti.

 

Impugnazione del testamento olografo

Avverso il testamento olografo, entro il termine di 5 anni, è ammessa la possibiltià, da parte dell’erede e da chiunque ne abbia interesse – che si assuma essere danneggiato nei propri diritti –, di impugnare il contenuto contestandone la validità.

Al riguardo giova evidenziare che, nel silenzio del legislatore, l’individuazione dello strumento processuale preposto a scongiurare la non veridicità del testamento olografo è risultata, da sempre, oggetto di numerosi e contrastanti orientamenti giurispurdenziali, susseguitisi nel coroso degli anni, i quali individuavano nel disconoscimento (di cui agli artt. 214 e s.s. c.p.c.) o nella querela di falso (ai sensi degli artt. 221 e s.s. c.p.c.) gli strumenti idonei a tal fine.

Al fine di dirimere la questione tra il rimedio del disconoscimento e quello della querela di falso, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza del 15.06.2015, n. 12307, hanno optato per una “terza via”, statuendo, che “La parte che contesti l`autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l`onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo.”

Dello stesso tenore la Cassazione civile, sez. II, 02/02/2016, n. 1995: “La parte che contesta l`autenticità di un testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando su di essa l`onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo ed essendo inadeguati, al fine di superare l`efficacia probatoria di un testamento olografo, sia il ricorso al disconoscimento, sia la proposizione di querela di falso.”

Pur tuttavia, in seguito si poteva riscontrare da parte della giurisprudenza di merito un’apertura all’applicazione concorrente dell’istituto della querela di falso.

In tal senso, infatti, il Tribunale di Salerno, sez. II, 27/02/2018, n. 562, ha osservato che resta, comunque ferma “… la facoltà per le parti di presentare querela di falso stante la maggiore ampiezza degli effetti di tale pronuncia, …”.

Dello stesso orientamento il Tribunale, Napoli, sez. VIII, 25/07/2019, n. 7517: ”La parte che voglia contestare l`autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando sulla stessa l`onere della relativa prova, in ossequio ai principi generali dettati in tema di accertamento negativo. È, tuttavia, vero che, pur non reputando necessaria la proposizione della querela di falso, deve comunque ritenersi ferma la facoltà, per le parti, di far ricorso a tale rimedio, stante la maggiore ampiezza degli effetti di una pronuncia che scaturisca da esso.”