Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
09-11-2020
Rinuncia all`eredità
Imputazione dei debiti tributari

 

L`atto con il quale il chiamato all`eredità dichiara espressamente di non accettare il patrimonio lasciato dal defunto (con testamento o senza) e, pertanto, di non subentrare nella posizione giuridica del de cuius è la c.d. rinuncia all`eredità (vds. art. 519 e ss. c.c.).

A norma dell’art. 480 del Codice Civile il chiamato all’eredità ha a sua disposizione 10 anni, dal momento dell’apertura della successione (ovvero, in presenza di condizione, dal momento del suo avveramento), per poter procedere all’accettazione dell’eredità; elasso tale termine il suo diritto si prescrive.

Può capitare che i debiti del defunto siano superiori ai suoi crediti, in questa situazione l’erede può voler rinunciare all’eredità, in modo tale che gli eventuali creditori del de cuius non possano valersi su di lui per il relativo pagamento dei debiti ereditari. A seguito di tale rinuncia cessano gli effetti verificatisi nei confronti dell’erede in seguito all’apertura della successione.

Perché sia valida la rinuncia all’eredità deve essere posta in essere tramite una dichiarazione ricevuta da un Notaio ovvero ricevuta dal Cancelliere del Tribunale del circondario in cui è stata aperta la successione (Cancelleria della Volontaria Giurisdizione). Successivamente tale dichiarazione viene inserita nel Registro delle successioni conservato nello stesso Tribunale.

Giova precisare che, a norma dell’art. 520 c.c., la rinuncia non può essere assoggettata a termini o condizioni e non può essere parziale.

 

Imputazione dei debiti tributari

A parere dell’Agenzia delle entrate, espresso con la risoluzione n. 234/E del 24 agosto 2009, lo strumento giuridico della rinuncia, sia pure non contrastante con alcuna specifica disposizione, se utilizzato dall’istante al solo scopo di ottenere un indebito vantaggio fiscale verrebbe a concretizzare, sulla base dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione, un “abuso del diritto”.

Tuttavia, la Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. 24317 del 3 novembre 2020 ha avuto modo di stabilire che: “Va, dunque, riaffermato che - atteso che la responsabilità per il debito tributario della de cuius presuppone l`assunzione della qualità di erede e, inoltre, che la rinuncia all`eredità produce effetto retroattivo ex art. 521 cod. civ. - il chiamato rinunciante non risponde di tale debito, ancorché quest`ultimo sia portato da un avviso di liquidazione notificato dopo l`apertura della successione e divenuto definitivo per mancata impugnazione”. La stessa Corte continua poi affermando che:” … questa Corte ritiene che, tenuto conto che l`accettazione dell`eredità è il presupposto perché si possa rispondere dei debiti ereditari, una eventuale rinuncia, anche se tardivamente proposta, esclude che possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari il rinunciatario, sempre che egli non abbia posto in essere comportamenti dai quali desumere un`accettazione tacita dell`eredità …”.