Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
19-10-2020
Reati fallimentari
Bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta

 


Come noto, la categoria dei “reati fallimentari” pertiene ad ipotesi criminose che conseguono ad una dichiarazione di fallimento, cui può essere soggetto un imprenditore commerciale (imprenditore o società), nella specie, nel periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento ovvero durante il corso della procedura concorsuale.


La disciplina e le relative norme incriminatrici si trovano collocate all’interno di una legge speciale, la c.d. “Legge fallimentare”, la quale regola anche gli aspetti civilistici relativi al fallimento.


In particolare, il titolo VI del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, al capo I, disciplina i reati commessi dall’imprenditore fallito noto, la c.d. “bancarotta propria” (artt. 216 - 222) e al capo II i reati posti in essere da persone diverse dal fallito, la c.d. “bancarotta impropria” (artt. 223 - 224 e art. 227 e artt. 228 - 231).


La bancarotta è il reato fallimentare per eccellenza e può essere attuata nella forma semplice o fraudolenta.


 


Art. 217 - Bancarotta semplice -


La bancarotta semplice di cui all’art. 217 l.f. è imputata all’imprenditore fallito che ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica (punto 1), comma 1); ovvero ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni manifestamente imprudenti (punto 2), comma 1); oppure ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento (punto 3), comma 1); o, ancora, ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa (punto 4), comma 1); ovvero non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimento (punto 5), comma 1).


Inoltre, ai sensi del comma 2, art. 217 l.f., ipotesi di bancarotta semplice documentale, è responsabile di bancarotta semplice anche il fallito che nei tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento, ovvero dall’inizio dell’impresa se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge, oppure li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta.


A differenza dell’ipotesi di bancarotta fraudolenta di cui all’art. 216 l.f., nella bancarotta semplice l’agente agisce senza dolo, tuttavia in modo avventato e imprudente.


Oltre alle altre eventuali pene accessorie previste al capo III, titolo II, del libro I del Codice Penale, alla condanna per il reato de quo consegue l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a due anni (comma 3).


 


Art. 216 - Bancarotta fraudolenta -


L’ipotesi criminosa di bancarotta fraudolenza, prevista all’art. 216 l.f., si articola sostanzialmente in tre ipotesi delittuose:


La bancarotta fraudolenta patrimoniale, che si realizza quando l’imprenditore distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, espone o riconosce passività inesistenti (punto 1), comma 1);


La bancarotta fraudolenta documentale, che viene attuata quando l’imprenditore sottrae, distrugge o falsifica, in tutto o in parte, in maniera tale da procurare a sé o ad altri un profitto ingiusto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri e le altre scritture contabili o li tiene in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari (punto 2), comma 1);


La bancarotta fraudolenta preferenziale, che viene posta in essere quando, ancora a scopo di favorire taluni creditori rispetto ad altri, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione (comma 2, art. 216 l.f.).


Il legislatore, in quest’ultima ipotesi ha inteso tutelare, anche in via penale, la c.d. par condicio creditorum tra la massa dei creditori, oppure l’eventualità che ognuno di essi venga soddisfatto nei propri crediti dalla procedura fallimentare la quale è concorsuale e pertiene a tutta la situazione patrimoniale del debitore fallito. In breve, è teso alla salvaguardia del patrimonio dell’impresa e alla sua equa distribuzione tra i diversi creditori.


Nel caso dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 216 l.f., oltre alle altre eventuali pene accessorie previste al capo III, titolo II, del libro I del Codice penale, la condanna ad uno dei fatti preveduti nell’articolo in esame importa l’inabilitazione all’esercizio dell’impresa commerciale per la durata di dieci anni e l’incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la medesima durata (comma 3, art. 216 l.f.).


 


La bancarotta semplice (art. 217, comma 2) versus bancarotta fraudolenta documentale (art. 216, comma 1, n. 2)


Si è profilata la questione in ordine alla precisa individuazione dell’elemento soggettivo nelle due ipotesi delittuose in discorso, ossia fra bancarotta semplice di cui all’art. 217, comma 2 l.f. e bancarotta fraudolenta documentale di cui all’art. 216, comma 1, n. 2) l.f.


A tal riguardo la Suprema Corte di Cassazione, Sez. V penale, con sentenza n. 27566 d.d. 21.09.2020, ha avuto modo di statuire che “La bancarotta semplice e quella fraudolenta documentale si distinguono in relazione al diverso atteggiarsi dell`elemento soggettivo, che, ai fini dell`integrazione della bancarotta semplice r.d. n. 267 del 1942, ex art. 217, comma 2, può essere indifferentemente costituito dal dolo o dalla colpa, ravvisabili quando l`agente ometta, con coscienza e volontà o per semplice negligenza, di tenere le scritture contabili, mentre per la bancarotta fraudolenta documentale, ex art. 216, comma 1, n. 2) r.d. cit., l`elemento psicologico deve essere individuato esclusivamente nel dolo generico, costituito dalla coscienza e volontà dell`irregolare tenuta delle scritture, con la consapevolezza che ciò renda impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio dell`imprenditore”.


Gli ermellini di Piazza Cavour, in sostanza, hanno stabilito che nella bancarotta semplice l`elemento soggettivo può essere costituito dal dolo o dalla colpa, e, invece, nella bancarotta fraudolenta documentale rileva esclusivamente il dolo generico.