Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
16-10-2020
La c.d. famiglia allargata
Diritti e doveri dei nonni nei confronti dei nipoti minorenni

 


La riforma del diritto di famiglia operata con la legge 219/2012 ha dato l’opportunità ai nonni di avere voce nel contesto familiare, laddove invece prima si trovavano ad essere allontanati e dimenticati in conseguenza della separazione personale dei propri figli.


Infatti, il decreto attuativo dell’anzidetta legge, D. Lgs. n. 154 del 28.12.2013, nel rivedere le disposizioni in materia di filiazione, ha introdotto nuove norme processuali disciplinanti la legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori.


In particolare, sono stati introdotti nel codice civile, l’art. 317-bis “rapporti con gli ascendenti” e l’art. 316-bis “concorso nel mantenimento”.


Tale intervento di regolamentazione è scaturito dalla necessità primaria di regolare i rapporti tra ascendenti e nipoti in presenza di nuclei familiari sgretolati ed eventualmente ricomposti, quando plausibilmente le relazioni intergenerazionali vadano a patire un indebolimento stentatamente recuperabile in ragione della spaccatura dei legami tra gli stessi genitori.


 


Il diritto dei nonni di instaurare e mantenere rapporti con i nipoti (art. 317-bis c.p.c.)


L’art. 317-bis c.c., come sostituito dal D. Lgs. 154/2013 prevede ora che “gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni” (comma 1). Laddove l’esercizio di tale diritto venisse impedito, v’è ora la possibilità di far ricorso al giudice del luogo di residenza del minore, affinché vengano adottati i provvedimenti ritenuti più idonei nell`esclusivo interesse del minore (comma 2).


La scelta del legislatore di qualificare e rafforzare il legame nonni-nipoti è confermata anche dal fatto che il successivo art. 337-ter c.c. ha il medesimo contenuto dell’art. 317-bis cc., con il quale il legislatore regola il diritto dei nonni (di entrambi i coniugi) di frequentare i nipoti anche in conseguenza della separazione o divorzio dei genitori.


Tuttavia, in relazione a tale questione, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Civ. I, con sentenza n. 9145 del 19.05.2020 ha osservato che: «Il diritto di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, riconosciuto agli ascendenti dall`art. 317-bis c.c., costituisce una posizione soggettiva piena soltanto nei confronti dei terzi mentre riveste una portata recessiva nei confronti dei minori, titolari dello speculare quanto prevalente diritto di conservare rapporti significativi con i parenti. Il diritto degli ascendenti non ha quindi un carattere incondizionato, ma il suo esercizio è subordinato ad una valutazione del giudice avente di mira l`interesse esclusivo del minore. Ne consegue che tale diritto può essere escluso e assoggettato a limitazioni qualora non risulti funzionale ad una crescita serena ed equilibrata per il minore o quando la frequentazione con i nonni comporti per lo stesso un turbamento e disequilibrio affettivo».


In sintesi, i giudici di legittimità hanno affermato la primazia al diritto del minore di crescere in modo sano ed equilibrato, con eventuale conseguente compressione del nuovo diritto riconosciuto ex art. 317-bis c.c.


 


Il concorso dei nonni al mantenimento dei nipoti (art. 316-bis c.p.c.)


Il D. Lgs. 154/2013 ha altresì aggiunto l’art. 316-bis c.c., il quale prevede che, quando i genitori non abbiano mezzi sufficienti per mantenere i figli, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori medesimi i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli.


A tal proposito, è sorta la questione se sia ammissibile o meno porre a carico dei nonni paterni parte dell`assegno di mantenimento del nipote, laddove la madre e i suoi genitori non riescano da soli a far fronte alle spese.


Al riguardo la Suprema Corte, Cassazione civile, Sez. VI, con ordinanza n. 14951 del 14.07.2020 ha avuto modo di statuire che: «È legittimo porre a carico dei nonni una parte dell`assegno di mantenimento del nipote, qualora la madre e i suoi genitori non riescono da soli a coprire le spese necessario, mentre il padre non ha mai versato il contributo dovuto». Questo è quanto emerge dal singolare caso di specie preso in esame dagli ermellini di Piazza Cavour. I giudici di legittimità ricordano, innanzitutto, che «l`obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l`altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l`inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui». Ciò posto, l`obbligo dei nonni di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli è «subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti solo perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l`altro genitore sia in grado di mantenere la prole». Nel caso preso in esame, la situazione economica della madre, insufficiente a far fronte alle esigenze del minore - disabile e necessitante di terapie riabilitative - l`impossibilità di ricevere il mantenimento da parte del padre, tenuto altresì in debito conto il contributo economico offerto dai nonni materni, hanno condotto i giudici ad imporre ai nonni paterni una quota del mantenimento del nipote.