Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
09-11-2020
Le misure di coercizione indiretta (art. 614-bis c.p.c.)
L`art. 614-bis c.p.c. ed il diritto-dovere di visita al minore da parte del genitore non collocatario

 

Derivate dai modelli giurisprudenziali dell’ordinamento francesi, le astreintes, nel nostro ordinamento denominate misure di coercizione indiretta ed individuate all’art. 614 bis del codice di rito, rappresentano una forma di coercizione indiretta tesa a spingere un obbligato inadempiente al relativo adempimento. Tali misure, in particolare, sono entrate a far parte dell’ordinamento italiano in seguito alla riforma del processo civile attuata con legge n. 69 del 18.06.2009.

Ai sensi dell’art. 614 bis c.p.c. “con il provvedimento di condanna all`adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall`obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell`esecuzione del provvedimento.  Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle controversie di lavoro subordinato pubblico o privato e ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all`articolo 409” (primo comma). “Il giudice determina l`ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile” (secondo comma).

Viene quindi demandato al giudice il potere di stabilire, su precipua richiesta di parte, salvo che ciò sia ritenuto “manifestamente iniquo”, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni sua violazione o inosservanza, ovvero per ogni ritardo nell’eseguire il provvedimento di condanna ad un obbligo di fare o di non fare.

Per quanto attiene all’individuazione del beneficiario della somma liquidata, giurisprudenza e dottrina sono concordi nel ritenere sia il soggetto creditore della prestazione.

 

La misura di coercizione indiretta in relazione al diritto-dovere

di visita al minore da parte del genitore non collocatario

Recentemente è sorta la questione attinente alla coercibilità o meno, ex art. 614 bis c.p.c., del diritto-dovere del genitore non collocatario di far visita e tenere con sé i figli minori in ottemperanza ai provvedimenti di separazione, divorzio o ad altri provvedimenti pertinenti al diritto di famiglia.

In particolare, la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza del 6 marzo 2020, n. 6471, restando in linea con un orientamento giurisprudenziale consolidato, si è pronunciata sulla delicata tematica de qua, affermando che: «In tema di rapporti con la prole, il diritto dovere di visita del figlio minore spettante al genitore non collocatario, non è suscettibile di coercizione neppure nelle forme indirette previste dall`art. 614 bis c.p.c., trattandosi di un "potere-funzione" che, non essendo sussumibile negli obblighi la cui violazione integra una grave inadempienza ex art. 709 ter c.p.c., è destinato a rimanere libero nel suo esercizio, quale esito di autonome scelte che rispondono anche all`interesse superiore del minore ad una crescita sana ed equilibrata».

Pertanto, l’esercizio del diritto-dovere di visita del figlio da parte del genitore non collocatario rimane libero e rimesso alla scelta ricondotta all’autonomia del genitore, in ragione della tutela dell’interesse superiore del minore.