Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
29-09-2020
L`arresto in flagranza e il fermo di indiziato di delitto
La causa di giustificazione "verosimilmente" o "ragionevolmente" esistente

 

La disciplina normativa degli istituti processuali dell’arresto in flagranza e del fermo è essenzialmente contenuta nel codice di procedura penale, parte seconda, libro quinto, titolo VI, intitolato, appunto, “arresto in flagranza e fermo.”

 

L’arresto in flagranza

L’arresto è una misura restrittiva della libertà personale provvisoria, posta in essere direttamente dalla polizia giudiziaria (esso rientra nelle c.d. misure pre-cautelari), la cui previsione in nuce è individuata nell’art. 13 Cost.

Principale presupposto dell’arresto è che vi sia flagranza di reato nel momento in cui questo viene commesso (il soggetto sorpreso nell’atto di commettere un reato è in stato di flagranza) e si considera pure in stato di flagranza chi, immediatamente dopo il reato, è inseguito dalla forza pubblica, dall’offeso dal reato o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appai che egli abbia commesso poco prima il reato (art. 382 c.p.p.).

Per quanto riguarda l’arresto d’iniziativa della P.G., questo è consentito solamente in flagranza o quasi flagranza di alcuni delitti e può essere obbligatorio o facoltativo (quest’ultimo demandato alla valutazione dell’organo di P.G. operante, il quale deve tener conto sia del tipo di reato, sia della personalità del colpevole, nel rispetto dei dettami e dei presupposti indicati nel c.p.p.).

L’arresto è obbligatorio, ai sensi dell’art. 380, co. 1, c.p.p., il quale prevede che “gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all`arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo consumato o tentato per il quale la legge stabilisce la pena dell`ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni”, e per altri reati specificamente indicati dalla norma (art. 380, co. 2, c.p.p.).

Ai sensi dell’art. 381, co. 1, c.p.p. l’arresto è invece facoltativo, il quale stabilisce che gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque sia colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge prescrive la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo (art. 43 c.p.) per il quale la legge prescrive la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, e per altri reati specificamente indicati dalla norma (art. 381, co. 2, c.p.p.).

 

Fermo di indiziato di delitto

Altra misura restrittiva della libertà personale è il fermo di indiziato di delitto. A tale riguardo il Codice di rito, all’art. 384 c.p.p., prevede che “fuori dei casi di flagranza, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione alla impossibilità di identificare l`indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga”, il pubblico ministero o, prima che questi abbia assunto la direzione delle indagini, anche gli ufficiali e agenti di P.G. di propria iniziativa (comma 2), provvedono al “fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce la pena dell`ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e superiore nel massimo a sei anni ovvero di un delitto concernente le armi da guerra e gli esplosivi o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell`ordine democratico”.

 

La causa di giustificazione “verosimilmente” o “ragionevolmente” esistente

Si deve osservare, che esistono dei casi in cui l’arresto o il fermo non è consentito (art. 385 c.p.p.), come, ad esempio, quando esistano cause di giustificazione del reato (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere; legittima difesa; uso legittimo delle armi o altri mezzi di coazione fisica; stato di necessità), ovvero reati commessi da parlamentari (senza l’autorizzazione della Camera alla quale appartengano – art. 68 Cost.), da agenti diplomatici o consolari (per i quali esistono limiti e divieti di arresto – art. 37 Convenzione di Vienna), salvo i casi specificamente indicati.

A tal riguardo, l`arresto in flagranza è illegittimo e pertanto non consentito se la causa di giustificazione sia "verosimilmente esistente" in base alle circostanze di fatto conosciute o conoscibili. Si veda in proposito, il recente arresto giurisprudenziale della Corte Suprema di legittimità, la quale ha ritenuto che: «Ai fini dell`applicazione dell`art. 385 c.p.p., laddove si prevede che l`arresto non è consentito quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che questo è stato compiuto nell`adempimento di un dovere o nell`esercizio di una facoltà legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilità, non è richiesto che la sussistenza della causa di giustificazione dell`adempimento di un dovere o dell`esercizio di una facoltà legittima o della causa di non punibilità "appaia evidente", ma che essa sia "verosimilmente esistente" sulla scorta delle circostanze di fatto conosciute o conoscibili con l`ordinaria diligenza» (Cassazione penale sez. III, 16/01/2020, n.6626.).

Invero, in tema di arresto in flagranza, il giudice della convalida deve operare un controllo di mera ragionevolezza, ponendosi nella stessa situazione di chi ha operato l`arresto sulla base degli elementi al momento conosciuti, per cui, ai fini della verifica dell`eventuale incapacità di intendere e di volere dell`arrestato, è necessario che tale stato si sia manifestato in modo chiaro all`agente operante al momento dell`intervento (in applicazione del principio, la Corte ha ritenuto correttamente convalidato l`arresto di un soggetto evaso dagli arresti domiciliari fermato “in pieno stato confusionale”, ritenendo che tale stato poteva essere ragionevolmente ricondotto anche ad ubriachezza o ad intossicazione da sostanze stupefacenti) (Cass. pen. 26 gennaio 2017 n. 7470).