Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
08-09-2020
Guida in stato di ebbrezza
L`avvertimento al conducente della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia ed il rifiuto di sottoporsi all`accertamento dello stato di ebrezza

 

Per guida in stato di ebbrezza alcoolica si intende quella “condizione fisico-psichica transitoria dovuta all’ingestione di bevande alcooliche, che induce nell’individuo uno stato di alterazione dei processi cognitivo-reattivi”, pertanto, una condizione tale da compromettere ed offuscare le facoltà mentali, con conseguenza diretta sulla prontezza dei riflessi.

Nel Codice della Strada tale illecito viene tipizzato e sanzionato all’art. 186, come reato di natura contravvenzionale, la cui competenza è affidata al Tribunale in composizione Monocratica.

Infatti, il comma 1 dell’art. 186 C.d.S. fa divieto di “guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell`uso di bevande alcoliche”.

In proposito, il Giudice di legittimità ha ribadito con sentenza n. 10476 del 20.01.2010).che, “ai fini di reato di guida in stato di ebbrezza, rientra nella nozione di guida la condotta di chi si trovi all`interno del veicolo (nella specie, in stato di alterazione, nell`atto di dormire con le mani e la testa poste sul volante) quando sia accertato che egli abbia, in precedenza, deliberatamente movimentato il mezzo in area pubblica o quantomeno destinata al pubblico. (Nella specie la movimentazione è stata desunta dalla posizione dell`autovettura, rinvenuta con motore e luci accesi, in zona della città diversa da quella di residenza del conducente).“

Al comma 2 dell’art. 186 vengono poi individuate le varie previsioni sanzionatorie.

Il comma 3, dell’articolo predetto dispone invece che al fine di acquisire elementi utili per motivare l`obbligo di sottoposizione agli accertamenti di cui al comma 4”, gli organi di Polizia stradale possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili (c.d. pre - test con uso di precursore etilometrico), secondo le direttive fornite dal Ministero dell’Interno.

Il successivo comma 4 dell’art. 186 dà poi facoltà ai medesimi organi di Polizia stradale, allorquando gli accertamenti di cui al comma 3 abbiano fornito esito positivo, in ogni caso di incidente ovvero quando si abbia altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psico-fisica derivante dall`influenza dell`alcool, di effettuare l`accertamento dello stato di ebbrezza con strumenti e procedure determinati dal Regolamento.

Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l`accertamento del tasso alcoolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all`articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. (comma 5 dell’art. 186). Infatti, alle strutture sanitarie, per il prelievo ematico per motivi clinici a seguito di incidente (c.d. prelievo di routine), non serve il consenso dell’interessato.

Ancora, il comma 7 dell’art. 186, prevede che laddove il conducente si rifiuti di sottoporsi agli accertamenti di cui al comma 3, il rifiuto costituisce di per sé stesso reato.

Infatti, il disposto sanziona la condotta del conducente che non collabori alla verifica del proprio tasso alcolemico.

 

L’avvertimento al conducente della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia e rifiuto di sottoporsi all`accertamentodello stato di ebbrezza

Al riguardo osserva la Cassazione Penale sez. IV, con sentenza del 22.01.2020, n.13493 che «In tema di guida in stato di ebbrezza, l`avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore, ex art. 114 disp. att. c.p.p., deve essere rivolto al conducente del veicolo nel momento in cui venga avviata la procedura di accertamento strumentale dell`alcolemia con la richiesta di sottoporsi al relativo test, sì che tale obbligo opera anche nel caso in cui l`interessato rifiuti poi di sottoporsi all`accertamento».

Infatti, come da parte motiva, «l’alcoltest è un accertamento sulla persona cui è indiscutibilmente applicabile l’art. 114 disp att. c.p.p., quale disposizione prevista a tutela del diritto all’assistenza difensiva. Pertanto, la polizia giudiziaria nel procedere al compimento dell’accertamento è tenuta ad avvertire la persona sottoposta alle indagini che ha la facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia. … Il mancato avvertimento in parola integra la nullità di ordine generale contemplata dall`art. 178 c.p.p., lett. c). La nullità determina l`inutilizzabilità dei risultati dell`alcoltest, se effettuato».

 

La circostanza aggravante di aver provocato un incidente stradale ed il rifiuto di sottoporsi all`accertamento dello stato di ebbrezza.

A tal proposito statuisce la Cassazione penale a sezioni unite, con sentenza, n.46625, d.d. 29.10.2015: “La circostanza aggravante dell`aver provocato un incidente stradale (articolo 186, comma 2bis, del codice della strada) non è configurabile rispetto al reato di rifiuto di sottoporsi all`accertamento per la verifica dello stato di ebbrezza (art. 186, comma 7, dello stesso codice), stante la diversità ontologica di tale fattispecie incriminatrice rispetto a quella di guida in stato di ebbrezza (art. 186, comma 2, c.d.s.)”

La Corte, in particolare, a conferma della diversità ontologica delle due fattispecie, ha valorizzato la circostanza che nel rifiuto si punisce solo la condotta omissiva del soggetto che ricusa l`accertamento, prescindendo dalla condizione, in ipotesi alterata, in cui tale soggetto si trovi, con la ulteriore conseguenza che è finanche possibile configurare l`eventuale concorso materiale tra le fattispecie incriminatrici del rifiuto e della guida in stato di ebbrezza.