Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
07-08-2020
Previdenza sociale. Il Fondo di garanzia INPS
Accesso al Fondo di Garanzia INPS per i crediti del lavoratore: essenziale accertare lo stato di insolvenza del datore di lavoro

 

Con previdenza sociale si fa riferimento ad un complesso di istituti ed attività, svolgi e gestiti direttamente dallo Stato (previdenza sociale obbligatoria) ovvero da organismi autorizzati (previdenza complementare o integrativa) i quali hanno lo scopo di garantire ai cittadini la possibilità di far fronte alle situazioni di necessità particolari (malattia, infortunio, invalidità, disoccupazione involontaria ecc.), o i mezzi necessari di sussistenza al termine dell’attività lavorativa (pensioni di vecchiaia e di anzianità).

In questo contesto, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) è uno tra gli enti previdenziali europei più grande e più complesso, che ha addirittura un bilancio che risulta secondo dopo quello dello Stato.

Orbene, per assicurare ai lavoratori subordinati una minima tutela nel caso di insolvenza ad opera del datore di lavoro, il legislatore nazionale, in ossequio alla direttiva comunitaria (987/80/CE), ha provveduto ad istituire presso l’INPS, con l’art. 3, legge 29.03.1982, n. 297, il Fondo di garanzia, allo scopo di sostituirsi al datore di lavoro nel pagamento del TFR.

Successivamente, ai sensi del D.lgs. n. 80/92 tale garanzia è stata estesa alle ultime tre retribuzioni maturate dal dipendente e non corrisposte dal datore di lavoro.

Al riguardo la Suprema Corte di Cassazione Civile, Sez. lav., con sentenza d.d. 27.10.2009, n. 22647 ha osservato: “A norma dell`art. 2, dal comma 1 al comma 7, l. 29 maggio 1982 n. 297, qualora il datore di lavoro sia un imprenditore commerciale soggetto alle disposizioni di cui al r.d. 16 marzo 1942 n. 267, il lavoratore, per potere ottenere l`immediato pagamento (nel rispetto del termine di sessanta giorni dalla domanda) del trattamento di fine rapporto da parte del Fondo di garanzia istituito presso l`Inps, deve provare, oltre alla cessazione del rapporto di lavoro e all`inadempimento, in tutto o in parte, posto in essere dal debitore, anche lo stato di insolvenza in cui versa quest`ultimo, utilizzando, a tal fine, la presunzione legale prevista dalla legge (l`apertura del fallimento o della liquidazione coatta amministrativa o del concordato preventivo nei confronti del medesimo debitore); viceversa, ove non sia possibile l`applicazione della legge fallimentare perché non ricorre la condizione soggettiva di cui all`art. 1 del r.d. n. 267 del 1942, il lavoratore, allo scopo sopra indicato, oltre alla prova dell`avvenuta conclusione del rapporto di lavoro e all`inadempimento, in tutto o in parte, posto in essere dal datore di lavoro, deve fornire anche l`ulteriore prova che quest`ultimo non è soggetto alle procedure esecutive concorsuali e deve, inoltre, dimostrare, in base alla diversa presunzione legale pure prevista dalla legge (l`esperimento di una procedura esecutiva individuale, senza che ne sia necessario il compimento), che mancano o sono insufficienti le garanzie patrimoniali del debitore”.

Con sentenza d.d. 29.07.2020, n. 16249, i Giudici di legittimità hanno chiarito, che per l’accesso al Fondo di Garanzia INPS, per i crediti del lavoratore, è essenziale accertare lo stato di insolvenza del datore di lavoro, affermando, all’uopo, in parte motiva: ”L’accertamento giurisdizionale della misura del credito retributivo solo in esito all’ammissione allo stato passivo ovvero la consacrazione in un titolo esecutivo conseguito nei confronti del datore di lavoro […] costituisce piuttosto un presupposto letteralmente e logicamente necessario, oltreché coerente da un punto di vista sistematico, trattandosi di modalità necessaria per l’individuazione della misura stessa dell’intervento solidaristico del Fondo di garanzia, essendo l’ente previdenziale terzo rispetto al rapporto di lavoro inter partes ed essendo nondimeno la sua obbligazione modulata sul credito maturato in costanza di rapporto di lavoro”.

È importante precisare che il diritto alla prestazione del Fondo di Garanzia di cui si discute si prescrive nel termine di cinque anni per il T.F.R. (vds. art. 2948, co. 1, n. 5 c.c.) e nel termine di un anno per i crediti da lavoro (art. 2, comma 5, D. Lgs. 80/1992), decorrente dal momento in cui il lavoratore subordinato avrebbe potuto inoltrare la domanda ed è comunque suscettibile di interruzione.

Laddove l’istanza sia tempestivamente proposta, l’INPS eroga al lavoratore il TFR maturato e non riscosso e si surroga ex lege nel privilegio riconosciuto al credito del lavoratore.

Si precisa, infine, che l’Istituto è tenuto a liquidare le prestazioni entro 60 giorni decorrenti dalla data di presentazione della domanda ove questa sia completa di tutti i documenti previsti.