Avv. Harald Resch
Studio Legale Law Firm
Ricerca libera
01-12-2020
Il rapporto di lavoro
I due jobs act ed i riders

 

Il prestatore di lavoro subordinato

L’art.2094 c.c. definisce il prestatore di lavoro “chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell`impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell`imprenditore”

Al riguardo la Corte Costituzionale con sentenza del 31.03.1994, n. 115 ha stabilito che per aversi rapporto di lavoro subordinato sono necessari due elementi: l’alienità del risultato per il cui conseguimento la prestazione di lavoro è utilizzata, e l’alienità dell’organizzazione produttiva in cui la prestazione si inserisce (principio della doppia alienità).

 

Il lavoratore autonomo

Il rapporto di lavoro autonomo viene regolato negli artt. 2222 e segg. c.c. L’art. 2222 c.c. prevede: “Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione con il committente.”

Caratteristica del rapporto di lavoro autonomo è l’assenza del vincolo di subordinazione. L’indagine sull’assenza del vincolo di subordinazione va condotta, in negativo, avvalendosi dell’elaborazione giurisprudenziale in materia di qualificazione del rapporto di lavoro subordinato.

 

Parasubordinazione

L’art. 409 n. 3 c.p.c. definisce la parasubordinazione quale prestazione di opera continuativa e coordinata prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato.

Continuità: la prestazione perdura nel tempo;

Coordinazione: ingerenza del committente nell’attività del prestatore;

Personalità: prevalenza del lavoro personale.

In ordine alla cessazione del rapporto di lavoro parasubordinato si applica la stessa disciplina della cessazione del lavoro autonomo (Cass. 18.04.2012 n.6039), salva la competenza del giudice del lavoro.

Per quanto riguarda invece l’impugnazione del recesso, trova applicazione l’art. 6, commi 1 e 2, della legge n. 604 del 1966 (Legge sui licenziamenti individuali) (ai sensi dell’art. 32, comma 3, lett. b, della legge n. 183 del 2010).

 

Distinzione fra lavoro subordinato e lavoro autonomo

Di questa questione si è occupata la Cassazione civile sez. lav., con sentenza del 09.03.2009, n.5645, statuendo che: “L’elemento che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato rispetto al rapporto di lavoro autonomo è il vincolo di soggezione personale del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, con conseguente limitazione della sua autonomia e inserimento nell`organizzazione aziendale, mentre altri elementi, quali l`assenza di rischio, la continuità della prestazione, l`osservanza di un orario e la forma della retribuzione, pur avendo natura meramente sussidiaria e non decisiva, possono costituire indici rivelatori della subordinazione”

Per contro trovano applicazione questi ultimi elementi cd. sussidiari, con conseguente attenuazione egli indici di subordinazione, con riguardo alle professioni intellettuali (Cass. 28.03.2003, n.4770) ed alle prestazioni ad alto contenuto professionale (Cass. 21.04.2005, n.8307), in quanto non si prestano ad essere eseguite sotto la direzione del datore di lavoro, o con una continuità anche negli orari.

Un’attenuazione degli indici di subordinazione si registra anche nelle prestazioni a basso contenuto professionale, dove il potere direttivo del datore di lavoro si esplica mediante istruzioni di carattere generale, fornite una volta per tutte all’inizio del rapporto (Cass. 20.05.2002, n. 7310)

 

I jobs act

L’art. 2 D. Lgs. 81/2015 (cd. jobs act), prevede che la disciplina del rapporto di lavoro subordinato deve essere applicata anche ai rapporti di collaborazione che siano caratterizzati da una prestazione lavorativa esclusivamente personale e continuativa, sempre che le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

L’art. 15 L. 81/17 (cd. jobs act degli autonomi) aggiunge all’art. 409 c.p.c. una seconda parte che prevede: ”La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo tra le parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa.” Con la novella del 2017 è stata prevista l’esclusione, dalla categoria dei lavoratori autonomi, per il collaboratore che non possegga determinati requisiti; detta riforma lo fa quindi rientrare, conseguentemente, nella categoria dei lavoratori subordinati.

Al riguardo osserva la Corte d’appello Torino con sentenza n. 26/2019, in parte motiva, p. 21:” Abbiamo così l’esercizio del potere gerarchico-disciplinare-direttivo che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato ex art 2094 cc (in cui il prestatore è comunque tenuto all’obbedienza), l’etero-organizzazione produttiva del committente che ha le caratteristiche sopra indicate (e rientra nella previsione di cui all’articolo 2 del D.Lgs. 81/2015) e la collaborazione coordinata ex art 409 n.3 c.p.c. in cui è il collaboratore che pur coordinandosi con il committente organizza autonomamente la propria attività lavorativa (in questo caso le modalità di coordinamento sono definite consensualmente e quelle di esecuzione della prestazione autonomamente).”

Di fondamentale importanza risulta, pertanto, il concetto di organizzazione, nel senso, che se vi provvede il committente, ci si trova nel campo del lavoro subordinato. Se, al contrario vi provvede il prestatore di lavoro, ci si trova nel campo del lavoro autonomo.

 

I riders

La Corte di Cassazione civile sez. lav., 24/01/2020, n.1663, ha stabilito che ai "riders`` addetti al food delivery va applicata la disciplina della subordinazione, in particolare: ”Il rapporto di lavoro dei cosiddetti "riders`` addetti al food delivery è inquadrabile nell`ambito delle collaborazioni etero-organizzate di cui all`art. 2 d.lg. n. 81/2015 che non costituiscono un "tertium genus" intermedio tra la subordinazione e il lavoro autonomo, ma una fattispecie alla quale, al verificarsi delle caratteristiche individuate dallo stesso art. 2 citato, la legge, in un`ottica rimediale, ricollega imperativamente l`applicazione integrale della disciplina della subordinazione, al fine di tutelare prestatori ritenuti in condizione di debolezza economica e, quindi, meritevoli della stessa protezione di cui gode il lavoratore subordinato.”